CASTELNUOVO DI FARFA 

Un incantevole borgo medievale

Qui la natura è protagonista assoluta e fa da cornice alla splendida ed originale architettura medievale che contraddistingue le case, chiese e palazzi del centro storico. Siamo a Castelnuovo di Farfa, borgo caratterizzato da una bellezza genuina, in provincia di Rieti. Splendidi boschi, edifici medievali, ristoranti e agriturismi dove poter gustare i piatti tipici e l’eccezionale olio d’oliva, fanno di questo luogo, incontaminato e suggestivo, uno dei territori della Sabina più belli da scoprire.

Esplorare il borgo e le sue viuzze, caratterizzate dall’architettura medievale, vi darà l’impressione di trovarvi in ​​un luogo dove il tempo si è fermato. Oltre al museo, al palazzo e alla chiesa, vale la pena scoprire strade e vicoli e ascoltare le storie della gente del posto.

Attrazioni

Abbazia benedettina di Santa Maria di Farfa

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Nel cuore dell’antica Sabina, ai piedi del Monte Acuziano, in una mistica atmosfera di silenzio in tutto il paese, sorge l’Abbazia di Farfa. Avvicinandosi all’Abbazia, circondata da un’affascinante natura verdeggiante, si può sentire l’aria fresca del mattino riscaldata da un sole splendente.
L’Abbazia di Farfa è un luogo molto affascinante, pieno di tranquillità e semplicità, semplice come i monaci benedettini che vivono nella sua profonda atmosfera spirituale. La loro vita ordinaria è dedicata a Dio e alla Santa Vergine Maria.
Nel 1928 l’Abbazia fu dichiarata monumento nazionale per la sua bellezza architettonica e artistica. Con la sua storia millenaria, attraverso periodi di splendore e decadenza, distruzioni e rinascite, l’Abbazia è rimasta un centro culturale e spirituale grazie ai fondatori S. Lorenzo Siro (San Lorenzo Siro) e S. Tommaso da Moriana (S. Tommaso da Moriana) e il Beato Placido Riccardi e Ildefonso Schuster.
Diversi re, imperatori e papi (l’ultimo è stato Papa Giovanni Paolo II, 19 maggio 1993) hanno visitato l’Abbazia nel corso dei secoli.
Oggi migliaia di visitatori ammirano il patrimonio culturale e artistico, trascorrendo del tempo o addirittura dei giorni in questo luogo tranquillo per riposare la mente e l’anima. Sono previsti rinfreschi e alloggio.
Passeggiando per il parco e per i giardini si può ammirare anche il piccolo e caratteristico borgo di Farfa, proprietà della fondazione “Filippo Cremonesi”, che comprende le graziose case e le botteghe gestite da abili artigiani.

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Museo dell’Olio della Sabina

Il Museo dell’Olio della Sabina è dedicato all’olio della Sabina che il medico Galeno (II secolo d.C.) definì il migliore del mondo antico. La vicina Abbazia di Farfa è stato uno dei pochi centri medievali europei in cui si sono conservate e poi trasmesse le antiche tecniche di olivicoltura. Il museo ha sede in Palazzo Perelli, un edificio del XVI secolo ampiamente manomesso e recentemente restaurato, ma esteso anche al centro storico e al paesaggio. Il percorso inizia con una sezione dedicata al mito dell’olio, celebrata dalle sculture dei maestri contemporanei Alik Cavaliere, Gianandrea Gazzola, Maria Lai e Hidetoshi Nagasawa. La visita prosegue con la documentazione sulla botanica dell’olivo sabino e la tradizione dell’olivicoltura, poi con la sala della memoria, dove il mondo dell’olio è raccontato dalle voci e dalle immagini dei contadini di Calstelnuovo. Con un percorso pedonale immerso nel verde si raggiunge il sito altomedievale di San Donato dove, nei pressi della chiesa restaurata, il “Giardino degli ulivi del mondo” ospita le diverse specie coltivate nel bacino del Mediterraneo e con esse, simbolicamente, i popoli che condividono nella storia e nel presente la cultura dell’olio d’oliva. Fa parte del sistema museale territoriale della Media Valle del Tevere.

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Chiesa Parrocchiale di S. Nicola di Bari

La chiesa parrocchiale fu edificata nella seconda metà del XVIII secolo su una precedente cappella andata distrutta. Il principe Lante, allora abate direttore generale di Farfa, affidò il progetto all’arch. Virginio Bracci che ha dato al nuovo edificio la tipica impronta tardo barocca di un ambiente romano, ancora apprezzabile all’interno.
La chiesa, a navata unica, ha pianta ellittica con ampio presbiterio e 6 cappelle laterali. Sopra il portone d’ingresso si trova il coro con l’antico organo poi restaurato nel 1939 dalla ditta Pacific Inzoli e figli di Parma.
Nel 1915 la struttura, già in precario stato di conservazione, a seguito di un terremoto, subì notevoli danni e l’inesorabile degrado che ne seguì ebbe come epilogo la chiusura della chiesa, a tutela dell’incolumità pubblica (1928).
La chiesa, come appare oggi, direi: è il risultato dei lavori di restauro architettonico effettuati dal 1937 al 1939 su progetto dell’architetto. Filippo Sneider di Roma, la cui direzione tecnica e artistica è stata affidata al Comm. Angelo Salustri Galli affiancato dalla moglie, Donna Linda dei Marchesi Theodoli.
Gli autori dei nuovi apparati decorativi e pittorici furono l’artista Alberto Albani, con il figlio Luigi, al quale si attribuiscono le pitture dei cassettoni della volta a botte, i rivestimenti delle grandi finestre e il marmorino delle pareti; mentre i dipinti dello specchio centrale della volta e delle lunette dell’abside sono opera dell’artista Ettore Ballerini tra cui la figurazione della cupola della Vergine con Bambino e dei committenti S. Nicola di Bari e S. Donato Vescovo, quella sulla volta del presbiterio dell’Eterno Padre e dello Spirito Santo e, nelle lunette dell’abside, il Redentore in gloria tra gli Angeli.
Infine gli stucchi sono stati eseguiti dalla ditta Giovanni Sabatini e figli; il pavimento in marmo della ditta Biggi, la graniglia veneziana e lo stemma in mosaico della nobile famiglia Salustri Galli della ditta Fattinnanzi.

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Palazzo Salustri Galli

Il Palazzo Salustri-Galli appartiene all’omonima famiglia che per diversi secoli ha amministrato le terre di proprietà dell’abbazia benedettina di Farfa, tra il torrente Farfa, i Fabaris di Ovidio e la piccola Riana.
Rappresenta l’elemento chiave tra la città e il paesaggio, tra la cultura dell’olio e la coltivazione dell’olivo, che caratterizza tutto il Mediterraneo. L’edificio è costituito da diversi nuclei, costruiti probabilmente a partire dal Cinquecento, ma l’intervento più consistente risale alla metà del Settecento. In quegli anni, inoltre, gli interni erano decorati con affreschi di grande valore artistico. Tra le numerose decorazioni compaiono, oltre alle vedute dei palazzi di famiglia, anche eleganti ritratti di aristocratici, carrozze paludose, popolani e passanti ritratti con viva naturalezza; nelle porte superiori, sicuramente da ammirare sono i cosiddetti “capricci”, un insieme di elementi architettonici o naturali non presenti nella realtà, composti in modo del tutto immaginario. Bellissimi anche i giardini all’italiana all’interno della proprietà.

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Ex Chiesa di San Donato

La chiesa di San Donato, oggi visitabile come stazione del Museo dell’Olio della Sabina, è immersa nel verde, lungo l’itinerario naturalistico che porta al fiume Farfa.
Il possesso di Casale San Donato è attestato nei registri dell’Abbazia di Farfa sin dal 768, e nell’817 vi è anche la presenza di una chiesa. Nel 1046 il sito ospitava un castellum o uno degli insediamenti originari poi abbandonati per dare vita al borgo medievale di Castelnuovo di Farfa.
Il sito archeologico di San Donato è stato oggetto di scavi negli anni ’90 del secolo scorso da parte dell’Università di Sheffield (UK) in quanto rappresenta una delle pochissime testimonianze fisiche del passaggio tra il mondo agricolo romano e quello medievale.
La chiesa, adibita al culto almeno fino al XVI secolo, è stata poi abbandonata e le sue rovine sono state infine inglobate in un edificio agricolo nella seconda metà del secolo scorso.
Alla fine degli anni ’90 il complesso è stato acquisito come patrimonio comunale e la chiesa è stata restaurata ripristinando il volume originario sulla base delle evidenze planimetriche emerse dagli scavi, e quindi destinato ad ospitare una stazione di visita museale: può ascoltare ad un canto contemporaneo, con le parole latine dell’inno crismale per il Giovedì Santo di Sant’Efrem Siro (IV secolo).

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Chiesa della Madonna degli Angeli

La chiesa originariamente si trovava appena fuori dal paese di Castelnuovo di Farfa e fu eretta nell’anno giubilare 1600 per volere della popolazione, come ringraziamento alla Vergine Maria per aver protetto gli abitanti dalla terribile pestilenza che aveva colpito i paesi vicini.
La Madonna degli Angeli viene ancora celebrata ogni anno la prima domenica di agosto.
L’edificio, costruito con materiali locali, aveva, come oggi, una facciata intonacata, semplice ed elegante; il piccolo campanile, successivamente, fu aggiunto nel 1698.
La pianta è centrale e di forma circolare, su di essa si trovano quattro cappelle e una piccola abside.
La chiesa, crollata nel 1933, fu totalmente ricostruita a spese del signor Angelo Salustri Galli, dell’illustre famiglia Castelnuovo alla quale appartengono anche i giardini all’italiana e l’edificio antistante.

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Nei dintorni di Castelnuovo di Farfa

Roma

La Città Eterna”

Roma era chiamata la “Città Eterna” dagli antichi romani perché credevano che qualunque cosa accadesse nel resto del mondo, la città di Roma sarebbe rimasta in piedi per sempre. Esplorare il centro della città a piedi circondati da monumenti gloriosi e resti colossali ti riporta indietro nel tempo alla “gloria che era Roma”. Con la sua ineguagliabile storia, Roma è la terza città più visitata d’Europa e la quattordicesima al mondo. Attira visitatori da tutto il mondo impazienti di scoprire gli imponenti monumenti e i siti archeologici della città; per non parlare della sua rinomata cucina e della sua vivace atmosfera.

Durante l’esplorazione del Colosseo, i visitatori immagineranno facilmente come i gladiatori hanno combattuto per la loro vita nell’arena, acclamati dalla folla. Nel Circo Massimo, i viaggiatori immagineranno i carri che si schiantano l’uno contro l’altro per essere i primi nella corsa, e nel Foro Romano visualizzeranno com’era la vita pubblica romana.

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Civita di Bagnoregio

“La città che muore”

E rimase così per un momento, felice e pensierosa, su quello sfondo lampeggiante di scritte bianche e di abissi paurosi, come se la bellezza del volto di una donna che scende nel cuore di un uomo fosse davvero una delle cose più difficili da morire in questo breve , vita fugace. Visitare Bagnoregio è sicuramente una delle esperienze più emozionanti che si possono fare nella Tuscia. La bellezza della sua Civita, conosciuta come “la città che muore”, fa di questo piccolo comune del viterbese una meta ambita del turismo nazionale e internazionale. Ogni anno, più di 700.000 persone da tutto il mondo vengono qui per vedere una bellezza antica da vicino, che sfida il tempo e l’erosione dello sperone tufaceo su cui è posizionato. Tutt’intorno la Valle dei Calanchi, uno spettacolo meraviglioso nato dal vento e dalla pioggia.

Civita è sempre più un luogo molto frequentato dagli innamorati, che passeggiano insieme sul ponte e arrivano in paese per scambiarsi promesse di amore eterno. Siamo nella terra di San Bonaventura, padre della Chiesa e figura centrale nel Medioevo. Terra francescana, dunque. Come San Bonaventura fu l’autore della biografia sulla vita del Santo d’Assisi, la Legenda Maior.

Il Paese sta vivendo una grande fase di crescita, essenzialmente legata allo sviluppo turistico. Sviluppo turistico che sta guidando tutta l’ospitalità indotta e il benessere del turista. Attraversare a piedi la cittadina, dall’aspetto rinascimentale, è il modo migliore per vivere il clima più autentico della provincia italiana. Potete decidere di percorrere Corso Mazzini, dove hanno preso vita i caratteristici negozi, e scendere così al Belvedere oppure concedervi un po ‘più di tempo per scendere tra i vicoli alla ricerca di panorami mozzafiato. Il Belvedere offre una vista privilegiata su Civita di Bagnoregio. Da qui puoi portare a casa le migliori fotografie. Continuando basta scendere qualche decina di gradini e sei a Mercatello. Da qui si sale sul ponte che porta dritti nel cuore della perla dei Calanchi. Un villaggio etrusco, con più di 2mila anni di storia alle spalle. Diversi crolli, registrati nel corso dei secoli, hanno fatto sprofondare a valle chiese e bellissime strutture. Sfortunatamente, è stato perso per sempre. Ma è forse questo senso di precarietà, di fragilità, a rendere questo luogo ancora più suggestivo. Si entra da Porta Santa Maria, dove per secoli hanno custodito leoni con una testa umana tra le zampe.

I visitatori, attraversando il corridoio dopo la porta, potranno immergersi in un luogo tranquillo, fuori dal tempo e dal mondo. Negli ultimi anni diverse località hanno reso più piacevole l’escursione e non sarà difficile notare la presenza di bellissimi gatti. I sempre più famosi e fotografati “gatti di Civita”.

Il centro del paese è Piazza San Donato, anticamente era il foro e oggi è chiamata “la piazza”. A dominare la facciata è la facciata del Duomo di San Donato, cattedrale fino al 1699.

Prima di partire, scendendo verso il centro di Bagnoregio, una tappa importante è il Duomo (in piazza Cavour) che custodisce il Santo Braccio. All’interno di uno splendido reliquiario di orafi francesi è custodita una reliquia di San Bonaventura.

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Villa d’Este

Villa d’Este, capolavoro del Giardino all’italiana, è inclusa nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Con la sua impressionante concentrazione di fontane, ninfe, grotte, giochi d’acqua e musica, costituisce un modello molto copiato per i giardini europei in stile manierista e barocco.

Il giardino è generalmente considerato all’interno del contesto più ampio – e nel complesso straordinario – della stessa Tivoli: il suo paesaggio, l’arte e la storia che comprende le importanti rovine di antiche ville come Villa Adriana, nonché una zona ricca di grotte e cascate che mostrano la battaglia senza fine tra l’acqua e la pietra. Le imponenti costruzioni e la serie di terrazze sopra le terrazze ricordano i giardini pensili di Babilonia, una delle meraviglie del mondo antico. L’aggiunta di acqua, compreso un acquedotto che scavalca un tunnel sotto la città, evoca l’abilità ingegneristica degli stessi romani.

Il cardinale Ippolito II d’Este, dopo la delusione per una mancata candidatura al papato, ha riportato in vita qui lo splendore delle corti di Ferrara, Roma e Fontainebleau e ha riportato in vita la magnificenza di Villa Adriana. Governatore di Tivoli dal 1550, nutrì subito l’idea di realizzare un giardino sulle rupi pensili della “Valle gaudente”, ma fu solo dopo il 1560 che il suo programma architettonico e iconografico divenne chiaro, da un’idea del pittore-architetto-archeologo Pirro Ligorio e realizzato dall’architetto di corte Alberto Galvani.

Le sale del Palazzo furono decorate sotto la tutela dei protagonisti del tardo manierismo romano, come Livio Agresti, Federico Zuccari, Durante Alberti, Girolamo Muziano, Cesare Nebbia e Antonio Tempesta. L’opera era quasi terminata al momento della morte del cardinale (1572).

Dal 1605 il cardinale Alessandro d’Este diede il via ad un nuovo programma di interventi non solo per il ripristino e la riparazione della vegetazione e dell’acquedotto, ma anche per realizzare una nuova serie di innovazioni alla disposizione del giardino e alle decorazioni del fontane.

Altri lavori furono eseguiti dal 1660 al 70; si trattava di una figura non inferiore a Gianlorenzo Bernini.

Nel XVIII secolo la mancanza di manutenzione portò al degrado del complesso, aggravato dal passaggio della proprietà alla Casa d’Asburgo. Il giardino venne lentamente abbandonato, le opere idrauliche – non più utilizzate – caddero in rovina e la collezione di statue antiche – ampliata sotto il cardinale Ippolito, fu smontata e dispersa.

Questo stato di degrado continuò ininterrottamente fino alla metà del XIX secolo, quando Gustav Adolf von Hohenlohe, che ottenne in enfiteusi la villa dai duchi di Modena nel 1851, avviò una serie di lavori per riportare il complesso dallo stato di rovina . Tra il 1867 e il 1882 la Villa tornò ad essere un punto di riferimento culturale, con il Cardinale che ospitò spesso il musicista Franz Liszt (1811 – 1886), che compose Giochi d’acqua a Villa d’Este per pianoforte mentre era ospite qui, e che nel 1879 tenne uno dei suoi ultimi concerti.

Allo scoppio della prima guerra mondiale la villa divenne proprietà dello Stato italiano e negli anni ’20 fu restaurata e aperta al pubblico. Un altro, radicale restauro è stato effettuato nell’immediato secondo dopoguerra per riparare i danni causati dai bombardamenti del 1944. A causa di condizioni ambientali particolarmente sfavorevoli, i restauri sono proseguiti praticamente ininterrottamente negli ultimi vent’anni (tra questi è da segnalare la recente pulizia della fontana dell’organo e anche il “canto degli uccelli”.)

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Lago del Turano

Il Lago del Turano è uno splendido specchio d’acqua di origine artificiale che si estende nel cuore dei Monti Cicolano, un grande gruppo montuoso in provincia di Rieti. Il lago è stato creato nel 1939 in seguito allo sbarramento del fiume Turano. L’opera sarebbe servita sia per la produzione di energia idroelettrica sia per evitare eventuali allagamenti della vicina pianura reatina. Lungo circa 10 km, è alto 536 metri e per completare il periplo delle sue coste frastagliate bisogna percorrere circa 36 km. Caratteristica del Lago del Turano, infatti, è che le sue sponde sono continuamente interrotte da insenature, promontori e piccole spiagge . Possiamo quindi immaginare quale spettacolo possa offrire al visitatore che percorre la strada circumlacuale dalla quale può ammirare il lago da ogni angolazione e godere di suggestivi panorami verso le montagne verdeggianti circostanti. Durante il giro intorno al Lago del Turano possiamo ammirare un paesaggio costellato di piccoli paesi di montagna che si affacciano sulle sue sponde. I più noti tra questi sono Colle di Tora e Castel di Tora, entrambi ricchi di testimonianze storiche e culturali di notevole interesse. Inoltre questi paesi sono inseriti in un ambiente praticamente intatto dove si possono ammirare angoli di natura a volte ancora selvaggi. Una fitta rete di sentieri permette di collegare le sponde del lago ai centri abitati fino a raggiungere le vette più alte che circondano questo suggestivo bacino montano.

Sul versante nord-orientale del lago si trova anche la Riserva Naturale del Monte Navegna e del Monte Cervia che, seppur di piccole dimensioni, protegge un’area di grande valore naturalistico ed ecologico, dove montagne, dolci colline, profondi e selvaggi canyon si alternano, che creano un mosaico di microambienti davvero unici e affascinanti.

Di particolare importanza naturalistica segnaliamo il Fosso dell’Obito, una delle gole più spettacolari che il selvaggio Lazio può offrire a turisti ed escursionisti. Chi vuole visitare il Lago del Turano troverà anche itinerari ricchi di storia e arte offerti dal caratteristico borgo di Castel di Tora, situato su una collina a picco sul lago.

Il vostro viaggio si arricchirà ancora di più, unendo la visita del borgo alla Rocca di Antuni, a pochi chilometri dal centro storico di Castel di Tora. Grazie alla sua bellezza e alla sua posizione invidiabile è diventata, negli ultimi anni, una delle mete turistiche più apprezzate della regione Lazio.

Molte sorprese, quindi, attendono il turista durante la visita al Lago del Turano. Una visita caratterizzata da paesaggi solenni e rilassanti, arricchiti da veri e propri tesori storici. Tutto questo, inebriato dai sapori della cucina tradizionale e dalla cultura enogastronomica locale e regionale

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